L’eredità del petrolio nel delta del Niger
↖ Ogoniland, Rivers State, Nigeria (2025). La mano di un pescatore tocca la superficie dell’acqua del fiume Niger per mostrare l’inquinamento vicino alla comunità di Gio.
↑ Ogoniland, Rivers State, Nigeria (2025). Una delle principali fontane pubbliche del villaggio di Ogale, da cui in passato tutti i più di 40.000 abitanti prendevano l’acqua potabile. Oggi l’acqua viene utilizzata solo per lavare i pavimenti o come acque reflue, poiché la falda acquifera della zona è stata contaminata. Le piastrelle della fontana si sono tinte di arancione a causa delle sostanze chimiche presenti nell’acqua.
© Marco Simoncelli
↑ Ogale, Rivers State, Nigeria (2025). Seduto sul suo trono all’interno dell’Obarijima Royal Palace, il re Godwin Bebe Okpabi è il monarca tradizionale che governa una confederazione di regni nella regione dell’Ogoniland. È il volto pubblico della battaglia legale avviata da Ogale contro Shell in Gran Bretagna.
© Marco Simoncelli
Nel delta del Niger, a decenni dalle prime estrazioni petrolifere, compagnie come Shell ed Eni si stanno progressivamente ritirando dalle attività onshore. L’inchiesta attraversa gli Stati di Rivers e Bayelsa per documentare ciò che resta dopo il petrolio: un’eredità fatta di ecosistemi compromessi, pesca e agricoltura in crisi e comunità costrette a convivere con contaminazioni persistenti del suolo, delle acque e dei propri mezzi di sussistenza.
In Ogoniland, una delle aree più colpite, le promesse di bonifica avanzano lentamente. Progetti come quelli affidati all’Hydrocarbon Pollution Remediation Project (HYPREP), l’agenzia federale sotto il ministero dell’Ambiente nigeriano incaricata della bonifica dell’area, mostrano ritardi, limiti tecnici e risultati contestati, mentre le conseguenze degli sversamenti restano ben visibili nei terreni, nei corsi d’acqua e nella vita quotidiana delle comunità.
L’inchiesta mette in luce anche le tensioni interne che attraversano il delta: mentre le nuove generazioni esprimono una crescente volontà di emanciparsi dal petrolio, alcuni leader locali sostengono la possibilità di una ripresa dell’estrazione, purché a condizioni diverse rispetto al passato. Attivistə e abitanti, però, continuano a denunciare decenni di mancata assunzione di responsabilità da parte delle compagnie fossili.
L’eredità del petrolio nel delta del Niger si inserisce così in una più ampia logica di estrattivismo neocoloniale, in cui le risorse vengono sfruttate lasciando sul territorio un inquinamento di lungo periodo e scaricando i costi ambientali e sociali sulle comunità locali. Giustizia, bonifiche reali e accertamento delle responsabilità - al centro delle rivendicazioni di attivisti come Ken Saro-Wiwa, ucciso trent’anni fa - restano ancora oggi promesse disattese.
↖ Rivers State, Nigeria (2025). La grave contaminazione visibile nelle acque del Delta del Niger di fronte al villaggio di Bodo, Ogoniland. Quest’area è fortemente inquinata a causa delle numerose fuoriuscite di petrolio avvenute lungo gli oleodotti un tempo controllati da Shell.
↑ Ogoniland, Rivers State, Nigeria (2025). Solomon Ndigbara, attuale re tradizionale di Bori, cammina seguito dai suoi assistenti e dalle guardie di sicurezza davanti alla sua fabbrica di olio di palma, vicino alla sua abitazione a Yeghe.
↓ Rivers State, Nigeria (2025). La grave contaminazione visibile nelle acque del Delta del Niger di fronte al villaggio di Bodo, Ogoniland. Quest’area è fortemente inquinata a causa delle numerose fuoriuscite di petrolio avvenute lungo gli oleodotti un tempo controllati da Shell.
© Marco Simoncelli
Il team
Marco Simoncelli • fotogiornalista, FADA Collective
Davide Lemmi • giornalista e filmmaker, FADA Collective
Lorenzo Bagnoli • giornalista, IrpiMedia
Come è nata l’inchiesta
Il progetto nasce in occasione del trentesimo anniversario della morte di Ken Saro-Wiwa, scrittore e attivista nigeriano giustiziato nel 1995 dopo aver denunciato l’impatto ambientale dell’industria petrolifera in Ogoniland. La sua figura resta centrale nella storia della resistenza delle comunità locali contro l’inquinamento e l’estrazione incontrollata nel delta del Niger.
A partire da questo contesto, il team ha iniziato negli ultimi anni a seguire le pratiche di disinvestimento delle grandi compagnie petrolifere, osservando una dinamica ricorrente: aziende che, dopo decenni di attività, abbandonano le operazioni onshore senza aver completato adeguatamente le bonifiche né garantito compensazioni efficaci alle comunità colpite dalle conseguenze di decenni di estrazione di petrolio.
Questa pista d’indagine è stata condivisa con IrpiMedia, che da tempo segue le dinamiche economiche e politiche della Nigeria. Da qui è nato un progetto comune con l’obiettivo di tornare sul campo e verificare lo stato reale dei territori segnati dall’estrazione petrolifera. La missione ha richiesto mesi di preparazione, sia per le difficoltà logistiche sia per le condizioni di sicurezza della regione. Il lavoro sul campo è stato reso possibile grazie al supporto di ReCommon, che ha contribuito al suo finanziamento.
L’inchiesta si è sviluppata negli Stati di Rivers e Bayelsa, dove il team ha lavorato a stretto contatto con attivistə locali e comunità direttamente colpite dall’inquinamento. Attraverso interviste e osservazione diretta è stato possibile documentare non solo l’impatto ambientale ancora visibile, ma anche il modo in cui l’economia del petrolio continua a permeare la vita sociale e politica della regione.
↖ Stato di Bayelsa, Nigeria (2025). Alcuni giovani estraggono sabbia dal fondo del delta del Niger per rivenderla alle imprese edili locali. Si tratta di uno dei principali lavori informali nella comunità di Igbeta Ewama, un'ancora di salvezza per i giovani che non possono più pescare a causa dell'inquinamento.
↑ Ogoniland, Rivers State, Nigeria (2025). Un motociclista percorre la strada di un centro abitato, non lontano dal quale si alza il flaring di gas proveniente da un pozzo petrolifero a Aggah.
© Marco Simoncelli
Dove si legge, guarda o ascolta
IrpiMedia, 5 novembre 2025
IrpiMedia, 7 novembre 2025
↗ Nigeria, la speranza delle bonifiche con i soldi delle società petrolifere internazionali
Afrique XXI, 21 novembre 2025
Afrique XXI, 26 novembre 2025
Afrique XXI, 21 gennaio 2026
Climate Change News, 1 dicembre 2025
↗ For blighted Niger Delta communities, oil spill clean-ups are another broken promise
Deutsche Welle, 31 dicembre 2025
Chi ci ha sostenutə
Il progetto è stato finanziato e supportato da ReCommon, associazione italiana che conduce campagne, ricerca e advocacy sui legami tra crisi ambientale, finanza e potere delle grandi imprese, con un focus particolare sull’impatto delle multinazionali fossili sui territori e sulle comunità.
Premi e riconoscimenti
Il progetto ha ricevuto il Voices Award 2026 nella categoria photojournalism, nell’ambito del festival europeo Voices - European Festival of Journalism and Media Freedom, tenutosi a Firenze.
Oltre la pubblicazione
Tra il 2025 e il 2026, il progetto è stato presentato in forma espositiva attraverso la mostra fotografica “Le cicatrici del petrolio”, ospitata da Altreconomia a Milano, al Museo Africano di Nigrizia a Verona (da gennaio a marzo 2026) e al festival “Fa’ la cosa giusta!” di Fiera Milano Rho. La mostra è stata accompagnata da incontri pubblici e panel dedicati ai temi della giustizia ambientale, dell’eredità dell’industria petrolifera nel delta del Niger e delle responsabilità delle compagnie fossili.